Joe Bird & Huntsville Unit
Agosto 23, 2025Interviste ai famigliari
Agosto 27, 2025Fra le persone incontrate ed intervistate dalla nostra delegazione c’è un giornalista di un noto ed importante quotidiano dello Stato, non originario del Texas ma ivi residente da tempo.
Per sua espressa richiesta, legata al suo lavoro ed ai rischi connessi con le sue dichiarazioni, non possiamo farne il nome.
L’incontro si è svolto in un clima di cordialità e mutuo rispetto in un discreto ristorante di cucina orientale nel centro di Houston.
Il giornalista ci ha raccontato dei suoi rapporti diretti con diversi condannati a morte (fra cui alcuni già giustiziati ed altri ancora in vita, alcuni presumibilmente innocenti ed altri no), con detenuti della popolazione comune, con il Dipartimento di Giustizia Penale del Texas, con avvocati e politici.
Pur non esprimendo chiare opinioni personali favorevoli o contrarie all’applicazione della pena capitale, per le ragioni sopra menzionate, ci ha largamente parlato delle molte ingiustizie che permeano il sistema penale del Texas, fra cui la gestione iniqua dei processi, la discutibile applicazione della pena di morte, il razzismo e le discriminazioni di vario genere presenti a vari livelli, oltre alle condizioni di detenzione disumane a cui vengono costretti i reclusi.
Fra le critiche espresse, il fatto che le giurie possano decidere basandosi sulle emozioni anziché sui fatti, l’impatto sproporzionato della pena di morte su persone innocenti ed il potenziale di soprusi e violenze, sia fisiche che psicologiche, subiti dai detenuti.
Si sottolinea, in particolare, come le giurie possano essere influenzate dalle emozioni piuttosto che dai fatti concreti, portando a decisioni ingiuste.
Passi in avanti ne sono stati fatti nel corso degli anni, sottolinea il nostro interlocutore, ma il processo di riforma del sistema giudiziario è ancora assolutamente insufficiente.
Resta fondamentale, oggi ancor di più, alla luce dei dati in nostro possesso, promuovere l’importanza di una giustizia basata sui fatti e non sulle emozioni, data soprattutto la possibilità di conseguenze atroci in caso di errore in casi capitali.
Urge altresì agire sulle condizioni violente e malsane in cui i detenuti sono costretti a vivere: istituti sporchi, sovraffollati, caldo soffocante, carenza di cure mediche, carenza di assistenza per la salute mentale, carenza cronica di personale adeguatamente formato, mancanza di adeguata vigilanza che sempre più spesso porta ad aggressioni violente ed omicidi all’interno delle strutture carcerarie.
Non possiamo che concordare in toto con quanto ci viene detto, anche alla luce delle nostre esperienze decennali, augurandoci che quanto prima vengano adottati ovunque quei programmi di riabilitazione tanto auspicati e di cui, oltre ai reclusi stessi, la comunità intera beneficerebbe nel momento della riacquistata libertà.