Dichiarazione sull’esecuzione di Curtis Windom
Agosto 29, 2025Avremmo voluto, come sempre, fare più visite, vedere più persone, trascorrere più tempo con loro, ma le regole imposte nel braccio della morte del Texas sono molto severe e per nulla elastiche.
Abbiamo visitato Will, Tyrone, Charles, Jaime, Michael (per scelta, non indichiamo i loro cognomi). In totale siamo riusciti ad avere 10 visite. Purtroppo, non è stato possibile farci scattare fotografie, poiché possono essere fatte soltanto il primo weekend del mese. Un vero peccato non avere un ricordo (anche perché – forse – la prossima volta che andremo in Texas qualcuno di loro non ci sarà più), sia per noi che per i nostri amici.
I reclusi del “braccio” possono generalmente ricevere una visita di 2 ore ogni fine settimana. Per chi proviene da lontano (come noi europei) sono concesse – al mese – 2 visite di 4 ore ciascuna (solo in determinati giorni della settimana e a discrezione del Dipartimento). Ne consegue che, volendo avere più di 2 visite con ogni persona, il tempo di permanenza in Texas dovrebbe essere di almeno un mese intero più un’altra settimana (cosa per noi difficile da realizzare, al momento, avendo tutti un impiego in Italia a cui tornare).
Prima di poter visitare, bisogna essere inseriti nella lista del detenuto, che deve essere autorizzata dal Dipartimento di Giustizia Penale del Texas (TDCJ). E’, quindi, necessario inviare preventivamente le proprie generalità, indirizzo, telefono e quant’altro (la procedura inizia quindi molto prima della reale partenza dall’Italia). Una volta approvati dal TDCJ (lo si può verificare online, oppure chiedendo al Dipartimento o al detenuto), si telefona all’ufficio preposto e si fissano le visite in base ai criteri sopra menzionati. E’ un iter macchinoso e abbastanza lungo, ma necessario: senza preventiva approvazione e senza fissare le date non si visita.
In Texas, i condannati a morte non possono ricevere visite con contatto, quindi tutti gli incontri si svolgono attraverso uno spesso vetro antiproiettile e si parla con un telefono (spesso mal funzionante). Queste modalità di visita sono un aspetto della gestione dei detenuti che è influenzato dalle politiche e dalle pratiche di sicurezza del TDCJ (in altri Stati americani le regole variano), incluse le restrizioni per i visitatori in base ai protocolli e ai periodi, a discrezione del Dipartimento. Le disposizioni specifiche per le visite possono variare nel tempo, ma in generale, il Texas – dicono gli amministratori – cerca di bilanciare la sicurezza del carcere con la necessità dei detenuti di mantenere i contatti familiari … a noi, invece, sembra di una crudeltà inaudita non consentire MAI nemmeno una stretta di mano ai condannati a morte e ai loro famigliari, E NEMMENO PRIMA DELLA LORO ESECUZIONE.
Per alcuni di noi si è trattato della prima volta nel braccio della morte. E non è stato facile, anche se poi la gioia di vedere – finalmente! – la persona con cui da tempo si corrisponde fa passare (quasi) tutto. La cosa bella (forse l’unica, oltre al piacere di vedersi) è che il Dipartimento consente ad ogni visitatore di spendere 35 dollari per acquistare cibo e bevande per il detenuto e questo dà modo, seppur in modo bizzarro, di aggiungere un po’ di convivialità, certamente con tutti i limiti del caso (non si condivide la tavola in senso stretto, ma certamente si crea comunione mangiando qualcosa nello stesso momento, pur stando ognuno dalla parte opposta del vetro ed interagendo con un telefono). I distributori di cibo propongono – a prezzi esorbitanti, va detto! – un po’ di tutto (frutta, verdura, pizza, snack e bibite non alcoliche) e per i detenuti una visita è anche l’occasione per gustare cibi che non vengono mai serviti all’interno del carcere.
Nonostante il bello, di cui facciamo tesoro, teniamo presente che le visite nel braccio della morte sono caratterizzate dall’ambiente rigido e costantemente controllato della prigione e dal complesso impatto emotivo sia sul visitatore che sul detenuto, spesso segnato da un profondo senso di tragedia e separazione dal mondo esterno. I visitatori, soprattutto le prime volte, provano spesso un misto di emozioni, tra cui la paura dovuta all’ambiente carcerario e sentimenti edificanti derivanti dal contatto con una persona a cui tengono, il tutto pur essendo profondamente consapevoli della certa esecuzione del detenuto (a volte persino ravvicinata o addirittura imminente). I detenuti, a loro volta, sopportano una costante incertezza, isolamento e la lotta per essere trattati come esseri umani, il che molto frequentemente porta ad un deterioramento della salute mentale e fisica.
Tutto questo, comunque, non ci fermerà.
Con l’occasione, ci teniamo a menzionare – avendone anche parlato a lungo di persona con i nostri amici reclusi – il programma recentemente introdotto in Texas che ha reso meno rigide, seppur solo per un numero molto ridotto di condannati a morte, le condizioni di detenzione.
Ne ha scritto anche lo “Houston Chronicle” nel luglio scorso. Trattasi di un programma pilota che ha consentito a un gruppo selezionato di detenuti nel braccio della morte in Texas di beneficiare di condizioni di detenzione meno restrittive. A circa una dozzina di detenuti, infatti, è stato concesso di socializzare in una sala comune, condividere i pasti e trascorrere del tempo fuori dalle loro celle senza manette o catene. Questo è certamente qualcosa di straordinario per il Texas! Infatti, dal 1998 – quando ancora il “braccio” si trovava alla famigerata Ellis Unit – in seguito a un’evasione dal braccio della morte, le autorità carcerarie del Texas tengono i detenuti nel braccio della morte in isolamento costante in celle singole e negando loro qualsiasi accesso ai lavori in carcere e a qualsiasi programma di riabilitazione.
Secondo noi e anche secondo Daniel Dickerson, ex direttore del braccio della morte del Texas che ha sollecitato la creazione di questo progetto pilota, programmi di questo tipo incoraggiano il buon comportamento ed aiutano anche a migliorare la salute mentale. Da quando è stato avviato, i funzionari della prigione non hanno segnalato risse o fughe, overdose o crisi epilettiche, problemi molto diffusi nella popolazione carceraria. Gli studi dimostrano che lunghi periodi di isolamento causano “problemi di memoria, attacchi di panico, paranoia e psicosi”, oltre ad aumentare il rischio di morte prematura e di autolesionismo. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’isolamento prolungato o indefinito equivale a tortura, ma la maggior parte dei detenuti condannati a morte negli Stati Uniti sono confinati in queste condizioni per anni.
Il progetto pilota del Texas è limitato a pochi eletti: la stragrande maggioranza dei detenuti nel braccio della morte dello Stato vive ancora, come detto, in condizioni di isolamento quasi totale. Ci auguriamo vivamente che presto possano accedere a questo programma altri reclusi del “braccio”.
Concludiamo con una nota che per Arianna, nostra presidente e da anni attiva nella lotta contro la pena di morte e visitatrice nel “braccio”, rappresenta un segno dall’Altrove. In occasione della prima visita di quest’anno, le è stato assegnato lo stesso numero di cabina assegnatole quando lei e Richard, giustiziato dallo Stato del Texas nell’agosto del 2000, trascorsero insieme gli ultimi momenti e si dissero addio. Forse un modo, per Richard, di dirle «sono ancora qui, ti sono accanto».
Together We Will Win!
Arianna, Chiara, Giulia, Sti, Andrea
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“I miss the stars. You know, I haven’t seen the stars in years and years and years. I miss the rain. I miss food. I miss all these things. But what it comes down to the most — and this is the thing that will scar me the most and that I’ll carry with me as a scar the longest — the thing I miss the most is being treated like a human being.”
-CNN interview with Damien Echols on Arkansas death row since 1993 (Jan. 13, 2011) (released August 2011).
On August 19, 2011, the release of the West Memphis Three after 18 years of imprisonment highlighted the complexities and challenges of the criminal justice system. The case has had a lasting impact on discussions about wrongful convictions and legal reform, underscoring the need for continued efforts to ensure fairness and justice in legal proceedings. The story of the West Memphis Three serves as a reminder of the enduring pursuit of truth and justice in the face of adversity.